Perché ho scelto di diventare au pair negli Stati Uniti

Come prima cosa vorrei parlare di come mai ho deciso di intraprendere quest’esperienza che non è poi così comune, con che agenzia sono, come mi trovo ecc. in modo da aiutare chi verrà dopo di me a valutare vari aspetti che potranno spingerlo a scegliere di provarci oppure no.

Avendo fatto la maturità quest’anno e non avendo voglia di studiare che mi uscisse da tutti i pori, ho pensato a qualcosa di diverso. Il mio sogno è quello di fare la make up artist, ma l’accademia che avrei voluto frequentare costava davvero troppo, così ho pensato di prendermi un anno di pausa, lavorare per un po’ e poi frequentare l’accademia l’anno prossimo. Non ricordo esattamente come sia andata, ma mi sono imbattuta nel programma au pair e, dato che vivere all’estero è sempre stato un sogno per me e lavorare con i bambini mi rende davvero felice, ho raccolto sempre più informazioni a riguardo. Inizialmente non avevo ben chiaro dove volessi andare: avevo pensato alla Germania, dato che ho fatto il linguistico e mi sarebbe piaciuto migliorare il tedesco. Anche l’Inghilterra poteva andare bene, avrei potuto raggiungere un livello madrelingua in ciò che studio da quando avevo all’incirca cinque anni. Una mia compagna di classe mi aveva consigliato di iscrivermi al portale Au Pair World, che si occupa quasi esclusivamente dell’Europa. Non è una vera e propria agenzia, le famiglie e le au pair non sono controllate in nessun modo, ed è stato proprio questo motivo che mi ha fatto cambiare idea sulla destinazione. Passeggiando per i corridoi della mia scuola ho notato un poster dell’agenzia Cultural Care Au Pair che mi proponeva di diventare au pair negli Stati Uniti. Ho staccato un volantino e me lo sono messa nello zaino, senza darci molto peso, inizialmente. Gli Stati Uniti sono molto lontani, non posso mica andare fin là. Dopo qualche tempo ho riesumato quel piccolo foglietto rosa e ho pensato “beh, che male c’è, guardare non costa nulla”. Mi sono informata sul sito di Cultural Care ed è stato amore a prima vista. Ho letto tute le testimonianze, guardato tutti i video di candidatura esistenti, tutto. Per iscriversi c’erano una serie di requisiti e io non li rispettavo tutti: non avevo ancora 18 anni, la patente era solo un miraggio e avevo appena iniziato la quinta superiore. I requisiti per diventare au pair negli Stati Uniti, infatti, sono questi:

  • Avere tra i 18 e i 26 anni
  • Avere almeno 200 ore di esperienza con i bambini
  • Avere una buona comprensione dell’inglese
  • Avere un diploma di scuola superiore
  • Avere la patente di guida
  • Non avere precedenti penali
  • Essere in buona salute fisica
  • Non essere fumatori
  • Essere maturi, aperti, flessibili e motivati

Gli altri requisiti non mi mancavano, 18 anni li avrei compiuti dopo un mese, il diploma l’avrei ottenuto a luglio e per la patente poteva valere lo stesso discorso. Così ho deciso di iscrivermi e aspettare di essere contattata da qualcuno dell’agenzia; dopo qualche giorno mi chiamano, mi fanno qualche domanda per verificare che abbia i requisiti (ad esempio mi hanno chiesto informazioni sulle mie esperienze con i bambini, sul mio livello di inglese, ecc.) e fissiamo la data del meeting. Taglio un po’ dicendo che ho fatto un meeting a ottobre, ma avendo questo meeting validità di un anno e avendo io preso la patente il dicembre successivo (stendiamo un velo pietoso), ne ho dovuti fare due. Per tranquillizzare tutte le ragazze che non sanno cosa aspettarsi da questo meeting (esattamente come me), praticamente consiste in una presentazione del programma (di solito oltre alla responsabile di CC c’è anche una ex au pair che racconta della sua esperienza) e in un colloquio sia in italiano che in inglese (per verificare la vostra padronanza della lingua) in cui fanno domande riguardo alla vostra esperienza con i bambini, a cosa pensano i vostri genitori di questa scelta, altre cose inerenti ai bambini ma anche a voi stesse, come per esempio cosa vorrete fare una volta tornati in Italia.

Ad ogni modo, i miei meeting sono andati entrambi molto bene, inoltre io ho avuto un’ottima impressione dell’agenzia fin dal primo meeting e ce l’ho tutt’ora. Le responsabili sono davvero competenti e disponibili e mi hanno aiutata moltissimo sia nella compilazione dell’application che durante la fase del matching, e anche adesso che è quasi tutto fatto: mi sto trovando davvero bene e la consiglierei davvero.

Tanti bacini,
Valentina

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